LA STORIA

LA NOSTRA STORIA

 

 

Il motoclub reggiano

Come nasce uno dei club tra i più affiatati

l Moto Club Reggio è nato nel 1921. I primi anni di vita la ragione sociale completa, era questa: Auto Moto Club Reggio, poi prese decisamente ad occuparsi di due ruote e nel 1923 assume il nome definitivo di Moto Club Reggiano, il primo presidente è Cesare Iori.

Primi vagiti

Sul declinare di quel’ ormai remoto 1921 il sodalizio varò la prima manifestazione motociclistica, una marcia di regolarità che raccolse molti mezzi e numerosi piloti su un percorso vario e difficile. La prova di regolarità si svolse l’ 11 luglio e si tradusse in un trionfo per i partecipanti. Nel 1922 vennero gettate le basi del primo campionato reggiano di velocità: terreno di gara la pista dei Gardini Pubblici. Il campionato reggiano venne vinto, ad una velocità di km.81, da Carlo Marino su un mezzo di fabbricazione reggiana la S.A.R. Nel 1923 il 15 luglio la disputa del primo circuito di S. Croce. La manifestazione vide la vittoria di Dante Bigi, reggiano, su moto S.A.R. alla velocità oraria di km.77.Le manifestazioni indette dal Moto Club Reggiano si infittiscono, anno su anno. Il 20 aprile 1924, sulla pista dei Giardini Pubblici la gara di velocità saluta la vittoria del reggiano Ildebrando Guardasoni, su Hudson. Il fiore all’ occhiello del nostro sodalizio sarà ancora il circuito di S.Croce, edizione numero due. La corsa per la categoria “ biciclette a motore” la vince Licinio Lasagni, su Minion. L’ 11 aprile 1925 l’anello di S. Croce si popola di appassionati e si afferma Virginio Lasagni su Guzzi. Siamo al 1927 ed il quinto circuito di S. Croce viene messo in calendario per il 10 aprile e lo vince Licinio Lasagni su Guzzi 500. Per il 1928 il motociclismo reggiano è atteso da una grande innovazione in campo promozionale: i dirigenti reggiani trasferiscono la prova di velocità da S. Croce a S. Pellegrino. Luigi Arcangeli, il futuro “ leone di Romagna” dell’ automobilismo internazionale guadagna il successo tra le 500 di cilindrata. Poi, dopo tanto trionfale esordio nei due lustri di vita vissuta con impeto pionieristico, vennero anni di totale silenzio che si protrassero per il triennio 1930-’32. Nuova linfa ebbe il sodalizio nel 1933 grazie a pochi appassionati. Dai pochi soci del 1933 si sale rapidamente alla cinquantina ed una ventina di essi prende parte alla Rosa d’Oro di Milano. Attività ridotta nel 1936 ma si prende parte comunque al raduno del Carroccio a Milano. Ma la guerra d’ Etiopia limita molto l’ attività. Rileviamo, però, che il M. C. Reggiano si rende promotore di un corso di guida e da questi corsi usciranno molti campioni del domani tra cui Bruno Bertacchini. L’ attività è ben ridotta negli anni che seguono a causa degli eventi bellici che insanguinarono il mondo.

 

Moto Club Reggiano

Alcuni numeri del nostro club

351

ISCRITTI

32

RADUNI ORGANIZZATI

9

MEMBRI DEL DIRETTIVO

425

MOTO

50.000+

KM PERCORSI

IL DOPOGUERRA

Il dopo guerra del moto club reggiano

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Nel 1946 le file sociali si irrobustiscono ma questo proposito è bene ricordare che già nel 1945 essi avevano toccato l’ elevato numero di 318 iscritti. Ma siamo al 1946, come dicevamo, per rammentare la riuscitissima manifestazione motociclistica del 4 aprile che va sotto la denominazione di chilometro lanciato. È sul rettifilo di via Adua che Bruno Bertacchini presenta le sue credenziali a campione di un domani abbastanza immediato. Il 29 maggio si riprende a gareggiare sul circuito di S. Pellegrino ed Enzo Rabitti, su Gilera, coglie il successo. Nel 1947 il, circuito di S. Pellegrino si corre il 1 giugno, prova di campionato italiano per la seconda categoria. Alfredo Milani, su Guzzi, si afferma nella classe 250. Gianni Bianchi, su Gilera, precede l’ altro gilerista e concittadino Enzo Rabitti. Nel 1948 Bruno Bertacchini si laurea campione italiano assoluto di prima classe in sella alla Guzzi 500. Anche l’ attività promozionale è intensissima. Viene organizzata la prima Mostra del Motociclo del dopoguerra ed il 29 marzo, sul circuito dei Giardini Pubblici un seguito di gare pone in evidenza Andre Faieti, su Alpino, nella classe fino a 60 cc. Il reggiolese Elico Millenotti, su M.M., fino a 100 cc., ed Anilio Sezzi, su Moto Morini, fino a 125 cc. In agosto si svolge la gara sociale di regolarità Geo Gianferrari ed il 22 settembre, Bettola-Casina, Mario Manini si conferma precedendo Franco Rovacchi che avrà tanta parte nella vita del M. C. Reggiano per il quale si è tesserato ragazzino già da molti anni. Il 23 gennaio 1949 Bruno Bertacchini viene festeggiato per la conquista della corona italiana nella Sala del Tricolore. Vengono costituite 30 sezioni del M. C. Reggiano che riceve anche la medaglia d’oro per il maggior numero di soci tra tutte le società motociclistiche d’ Italia. In quegli anni si disputa anche un circuito di velocità al Campo Volo. Nel 1955 la stella di Bruno Spaggiari brilla per otto vittorie in circuito ed il secondo posto, nella classe 100 cc., nel Giro d’ Italia. Ma è bene accennare anche ai posti de’ onore di Eugenio Fontanili, cl 75, e di Antonio Ronchei, cl 500, nella Milano-Taranto. Altri grandi successi attendono i conduttori di casa nostra. Basti ricordare che, nel 1962, in seno al M. C .Reggiano nascono ben 12 scuderie: cinque di velocità ( M. C. Reggiano, Lombardini Motori, Reggiana Macchine Utensili, FD Serigrafica, Intermotor), tre di cross ( Coppo-Vemar, La Regginflex e Ricci Supermostra), quattro di regolarità ( La Regginflex, Coppo-Vemar, M. C. Reggiano, Baghi- Necchi ). Nel 1964 Spaggari è campione italiano cl 125 e Carlo Giovanardi nella cl. 250. Quest’ ultimo si riconferma anche nel 1965, con Giovanni Lombardi per la 125 di velocità. Gianni Sezzi, cl. 75, e Renzo Campani, cl. 175, per la gimkana. A questo proposito accenniamo che nasce il campo permanente di motocross, a Ciano d’ Enza, che convoglierà nelle giornate di gare migliaia di appassionati reggiani e delle province limitrofe. Nel 1975 inizia la brillante ascesa di Amedeo Zini e Andrea Fornaro, campioni d’ Italia di sidecar e sesti nella rassegna iridata.

VELOCITà

È dalla metà degli anni ‘60 in poi che il Moto Club Reggiano comincia a diventare un’autentica fucina di ottimi conduttori della velocità. Oltre ai già citati Spaggiari, Lombardi e Giovanardi, si mette in luce Luigi Torelli, che, nel 1971, sarà vice campione italiano senior della categoria 250 con la Yamaha, a sugellare così una serie di precedenti vittorie e piazzamenti nella categoria juniores con la Morini 175. Ricordiamo anche Giuseppe Ferrari, per gli amici “Peppo”, che con la Aermacchi Aletta giunse due volte secondo nella 125cc (categoria juniores) nei primi anni ’70. Altri piloti reggiani, che si sono fatti valere, sono stati Antonio Tiricola, Giorgio Lasagni, Sergio Magnani e Marcello Alpini. È giusto inoltre ricordare i meccanici Gianni Bottazzi (in precedenza anch’egli pilota) e Attilio Catellani, che con il loro lavoro hanno saputo fornire a questi piloti moto sempre efficienti e competitive. Nel frattempo altri nomi si affacciano sulla scena e nel 1983 Germano Guerri è campione italiano juniores con la Suzuki 500 a due tempi 4 cilindri. L’anno dopo, il 1984, Andrea Perisi vince il Campionato TT3 con la Morini 400 preparata da Bruno Ruozi. Vittorio Gibertini inizia la sua carriera con una Villa 125 TT4 con la quale si mette subito in mostra dando “filo da torcere” a nomi ancora sconosciuti, in quanto pure loro giovani esordienti, ma che diventeranno in seguito famosissimi, come Luca Cadalora, futuro campione del mondo, e Paolo Casoli. La carriera di Gibertini proseguirà poi da protagonista nel Campionato Europeo con la Yamaha 250. Ricordiamo con piacere e sincera commozione Eros Manferdini, secondo classificato nel 1985 nel Campionato Italiano TT3 con la Morini sempre preparata da Bruno Ruozi; purtroppo, nel 1990, un fatale incidente sul circuito di Rijeka, in Croazia, gli ha interrotto quella che sarebbe stata una brillante carriera nel motociclismo. Nel 1981, il Moto Club Reggiano, ritorna alle corse di velocità in salita organizzando la prima Prato-Cà Benno su di un percorso inedito (individuato da Agostino Marchetti), ma da tutti considerato il più sicuro tra tutti quelli che hanno ospitato negli anni gare di questa specialità: è subito un successo di pubblico e spettacolo; emozionante fu anche il fatto di tornare a vedere sulle strade del nostro Appennino una corsa in salita, dopo che da anni non si disputavano più le mitiche Vezzano-Casina, Viano-Baiso e Fola-Cavazzone (che vide alla partenza e vincitore assoluto un ancora giovane Giacomo Agostini). La Prato-Cà Benno sarà organizzata per tre anni consecutivi. In anni più recenti, più precisamente nel 2004, Simone Lugarini, in sella ad una Aprilia 250, conquista il Campionato Italiano di velocità in salita. Nel 1997, Marco Raimondi, inizia a correre nella categoria Scooter; i risultati sono buoni e il passaggio alla Sport Production con la Aprilia 125 è un passo obbligato: per due anni gareggerà in questa categoria per poi fare il salto nel Campionato Europeo con la Honda 125GP dove conquisterà un lusinghiero 8° posto. Giordano Masini è stato uno dei più giovani conduttori del Moto Club Reggiano ed ha partecipato al Trofeo Amatori cap.600 con la Honda CBR 600 RR. Alla fine della stagione 2014 ha, però, deciso di terminare la sua carriera agonistica nonostante avesse avuto ancora tanto da dire. Il più giovane pilota della velocità del Moto Club Reggiano è oggi Andrea Raimondi. Andrea è nato nel 1998 e ha iniziato a correre 15enne con la Honda Moto3 250cc inserendosi subito senza timore in questa impegnativa categoria dove gli avversari nulla ti perdonano (a livello sportivo naturalmente…). Il suo palmares ad oggi annota: 10° classificato nel trofeo Honda Moto3 250cc nel 2013 e 6° nella medesima categoria nel 2014. Cristiano Carpi, classe 1996, è anche lui uno dei giovani velocisti del Moto Club Reggiano: ha partecipato nel 2013 al CIV (Campionato Italiano Velocità) in sella a una KTM 250 nella categoria Moto3; nel 2014 si mette in bella evidenza nella categoria scooter; nel 2015 parteciperà al Campionato Spagnolo Velocità (l’omologo spagnolo del CIV) con una KTM 250 Moto3.

MOTOCROSS

Il 25 Agosto 1965 si inaugura, con una gara di motocross classe 125, 175 e 250, il campo di cross di Ciano d’Enza: una scelta lungimirante del Moto Club Reggiano che vede nel motocross una specialità del futuro. Non tardano, infatti, a mettersi in luce nomi di piloti che saranno protagonisti per molti anni a venire come Carlo Santachiara, Mario Campani, Orlando Germini, Franco Verzelloni, Odillo Brusa e Sergio Ruozi. Oliviero Incerti è senz’altro il crossista reggiano più emblematico: più volte campione regionale della classe 50cc con la reggiana Omer e con la Simonini 125cc, proseguirà la sua carriera tra i conduttori juniores dove sfiorerà il titolo della 250cc curando sempre di persona la preparazione delle sue motociclette. La sua attività sconfinerà anche nelle gare di regolarità sia regionali che nazionali arrivando ad essere figura di primo piano nel Campionato Italiano (categoria senior) dove con la Simonini 125, che non poteva certo essere paragonata come prestazioni alle KTM e SWM ufficiali, riuscì sempre a classificarsi nelle parti alte della classifica. Non dobbiamo dimenticare anche Bruno Cavandoli, Lauro Notari, Guido Fulgoni (sempre sul podio in occasione di numerosissime gare regionali e nazionali), Ermes Bassi e Guido Bortoletti. A conferma della grande attività svolta, dobbiamo ricordare che per un periodo degli anni ‘70 il Moto Club Reggiano ha fondato e gestito, organizzando decine e decine di gare, tre campi di motocross: Ciano d’Enza, Baiso e Guastalla, oltre alla pista di Rivalta-Vasca di Corbelli nell’area golenale del torrente Crostolo sulla quale nei primi anni ‘80 si sono svolte varie gare regionali oltre ad alcune di mini-cross; un merito questo che è anche da attribuire al suo instancabile Presidente Franco Rovacchi, entusiasta organizzatore e “motore” di tutta l’attività del Moto Club dal dopo-guerra fino alla fine degli anni ‘90.

REGOLARITÀ (ENDURO)

Nella storia del Moto Club Reggiano le gare di regolarità hanno avuto sempre un posto di primo piano; tale disciplina, assieme alla velocità, è stata una delle attività che hanno creato il motociclismo agonistico che conosciamo e ammiriamo tutt’oggi. Già nel 1937, e probabilmente anche prima, si hanno notizie di gare organizzate dal nostro Moto Club le cui partenze all’epoca erano situate in viale Allegri in pieno centro della città oppure in viale Umberto I. Le foto dell’epoca ci mostrano Giglio Notari su DKW e un allora giovanissimo Franco Rovacchi sulla linea di partenza. Terminata la seconda guerra mondiale, le gare riprendono e già nel 1947 una foto ci mostra Alcide Lasagni ad un controllo orario. Dal 1953 si inizia ad organizzare il Trofeo “Geo Gianferrari”; le partenze sono collocate in città di fronte alle scuole di viale Montegrappa (a tal proposito, meritano di essere viste le filmine dell’epoca oggi riversate su di un CD disponibile presso la sede del Moto Club Reggiano). Il 12 Luglio 1959 vede la luce il 1° Trofeo “MOTORI LOMBARDINI”. Sarà questa per anni una gara classica del Moto Club: la sua organizzazione durerà, quasi senza interruzioni, fino al 1971 portando sulle mulattiere del nostro Appennino corridori famosi tra i quali ne citiamo due che furono grandi campioni: Eugenio Saini e Alessandro Gritti. Nel mentre, giovani reggiani iniziano a farsi valere ponendo le basi per un vivaio che negli anni sarà sempre più numeroso; a tal proposito ricordiamo Carlo Santachiara, Ezio Vetturi, Orazio Caiti, Franco Verzelloni, Mario Guidetti, Luigi Masini, Paolo Bertacchi e Ugo Lodi (futuro Presidente del Moto Club Reggiano). L’impegno del Moto Club Reggiano è notevole e costante; per tutti gli anni ‘70 numerose sono le gare organizzate, dalle più semplici di Campionato Provinciale, fino alle più quotate finali del “Trofeo FMI”. Le partenze sono in località diventate emblematiche per la regolarità reggiana: Salvarano, La Trinità, Montalto di La Vecchia e Vetto d’Enza. Tutto questo sforzo organizzativo fa sì che tanti giovani scoprano questa affascinante disciplina e vi si dedichino con passione e serietà sportiva, creando una vera e propria generazione di regolaristi “degli anni ‘70”. Tanti sono i nomi: Oliviero Incerti, Angelo Gazzotti, Sauro Fiaccadori, Danilo Castellari, Guido Debbi, Giovanni Violi, Ermes Bassi, Emilio Sezzi, Roberto Camorali, Sergio Ruozi, Romano Rossi, Stefano Bonacini, Luigi Marmiroli, Pierluigi Rattighieri, Giorgio Lusuardi, Corrado Catellani, Gabriele Farioli, Roberto Benevelli, Renzo Codeluppi, Luciano Badodi, Angelo Mazzali, Paolo Magniavacchi, Alfonso Rossi, Fabio Gorgò, Davide Camurri, Graziano Margini, Marco Nesi, Mauro Castagnetti, Stefano Liberati, Enrico Corradi, Renzo Codeluppi e Roberto Bagni. (vi sembrano pochi?!) Tanti sono questi regolaristi, ma tra tutti è da ricordare Guido Bortoletti, più volte campione regionale e finalista del “Trofeo FMI”, tanto abile e veloce in moto quanto simpatico e sempre profusore di allegria quando si era alle gare. La sportività di alcuni imprenditori fece sì che si costituissero molte scuderie che diedero ai corridori, oltre all’aiuto economico, anche quello del trasporto delle motociclette alle gare: necessità non trascurabile a quei tempi per tanti corridori privati; le scuderie che scesero in campo furono: Scuderia BAGHI-NECCHI di Franco Baghi Scuderia BURRO APPENNINO REGGIANO di Leonida Montanari e Domenico Davoli Scuderia BAGNI BILANCE di Franco e Fabrizio Bagni Scuderia LA REGGINFLEX del Cav. Sante Fiaccadori, senz’altro la più longeva e titolata avendo avuto nelle sue fila Giovanni Collina e Alessandro Gritti, più volte campioni italiani della regolarità; tutti i migliori regolaristi reggiani hanno fatto parte di questa storica scuderia

TURISMO

Si può dire che tutte le associazioni motociclistiche che nacquero agli inizi del secolo scorso ebbero come attività principale quella del Turismo; è quindi dal 1921, anno della sua fondazione, che il Moto Club Reggiano ha tra le sue principali attività il Turismo. Poche sono le testimonianze rimaste, ma è sicura la partecipazione negli anni ‘20 e ‘30 a importanti raduni nazionali come quelli di Lecco e Milano, oltre che alla organizzazione di gite sociali in località che a quei tempi erano raggiungibili con viaggi un tantino avventurosi, vedi il Lago del Cerreto, la Pietra di Bismantova e la riviera ligure. Dagli inizi degli anni ‘70 il Moto Club comincia ad organizzare con cadenza annuale e ininterrotta una lunga serie di raduni: a Bagnolo in Piano, a Reggio città presso la sede delle Cantine Cooperative Riunite, a San Polo d’Enza e, con la grande collaborazione della locale sezione del Moto Club capitanata da Erasmo Ghidini (il mitico “Sisto”), a Campagnola Emilia. Tutte le manifestazioni furono coronate da successo sia organizzativo sia di partecipanti che, spesso, erano di alcune centinaia; l’organizzazione del raduno era anche occasione di festa per i tanti soci che con entusiasmo prestavano il loro lavoro di volontariato; alla fine poi tutto si concludeva con un buon pranzo assieme ai motociclisti intervenuti. Tra i tanti soci radunisti che la domenica in allegra compagnia partecipavano ai raduni in tutta la penisola ne citiamo alcuni. Tra tutti è significativo ricordare Enrico Donini che, nel 2002, vinse il primo Campionato Regionale di Moto Turismo partecipando in quell’anno a ben 31 raduni tra i 33 messi a calendario; ad accompagnarlo, sul bellissimo sidecar Suzuki, la moglie Amelia. Donini è tuttora consigliere del nostro sodalizio. Tra i grandi viaggiatori ricordiamo Franco Redini con la moglie Anna: non è facile contare quanti chilometri abbiano percorso con la loro Honda Gold Wing tant’è che tra le loro mete c’è stato anche Capo Nord!! Poi Luigi Ferretti (detto “Gigi”): anche per lui il conto dei chilometri percorsi non è facile per cui citiamo solo alcuni dei sui innumerevoli viaggi: due volte all’isola di Man in occasione del Tourist Trophy, vari raduni in Sardegna, gran parte dei passi alpini italiani e svizzeri, Austria e Germania. Dal 2011 il Moto Club Reggiano organizza assieme al Centro Sociale “Orologio” un moto-incontro che porta sempre, presso il parco del centro sociale che lo ospita, tanti amici motociclisti sia con moto moderne che d’epoca con le quali si allestisce una interessante mostra; numerosa è anche la partecipazione del gruppo Moto Morini Italia.

VELOCITÀ PER MOTO D’EPOCA

Alla fine degli anni ‘80 la FMI istituisce la specialità delle competizioni per moto d’epoca redigendo un regolamento con un apposito campionato nazionale. Anche nel Moto Club Reggiano non mancano i piloti che iniziano a partecipare a queste gare con motociclette spesso preparate da loro stessi o dal quel “mago” delle Moto Morini che è Bruno Ruozi. Tra i più assidui è Paolo Campani che inizia con la Morini 250 nel 1998; negli anni successivi raggiunge importanti traguardi: anno 2000 secondo classificato Master del Centauro, anno 2001 primo classificato Trofeo FMI su Morini 175cc, anno 2002 secondo classificato Trofeo FMI su Morini 175cc, anno 2005 secondo classificato Trofeo FMI sempre su Morini 175cc; la sua carriera, non ancora terminata, proseguirà con la Morini 450 Gruppo4. Nel 1990, Luciano Garlassi inizia con la Ducati 250 per poi passare alla classe 750cc sempre fedele al marchio di Borgo Panigale con il quale risulterà vincitore assoluto del Trofeo ALPE ADRIA. La sua attività agonistica non conosce soste fino ai giorni nostri partecipando a tante manifestazioni su i più prestigiosi circuiti europei. Antonio Tiricola, con la Aermacchi Aletta 125, da lui magistralmente preparata, conquisterà per ben due volte il titolo di campione italiano gruppo5. L’elenco dei nostri piloti prosegue con: Arrigo Vinsani, su Honda 500 Four Paride Gombi, su Suzuki 250 Roberto Debbi, su Yamaha 1000 Gianni Bargiacchi, su Aermacchi Ala d’oro 250 La loro partecipazione alle gare è sempre premiata da lusinghieri risultati. Oggi, il nostro più attivo conduttore, nelle gare per moto d’epoca, è Alessio Ascari, che ha collezionato una invidiabile serie di affermazioni a livello nazionale: 2013 – primo classificato categoria 250cc Vintage su Morini 175 2013 – primo classificato categoria 500cc Vintage su Laverda 2013 – terzo classificato nel campionato italiano velocità in salita su Morini 175 2014 – primo classificato categoria 250cc Vintage su Morini 175 2014 – quinto classificato categoria 500cc Vintage su Laverda 2014 – terzo classificato nel campionato italiano velocità in salita su Morini 175 Mario Guidetti (che ricordiamo crossista e regolarista negli anni ‘60) si dedica invece a quella spettacolare specialità che è quella dei sidecar, partecipando assieme al suo passeggero Paolo Sottili, alle più titolate manifestazioni che si tengono in tutta Europa alla guida di uno splendido Side BMW; tante sono state le sue vittorie. Sempre alla guida dei sidecar abbiamo Matteo Valli con Enrica Conti sua coraggiosa passeggera, insieme hanno partecipato a tante gare e meeting della specialità pilotando indifferentemente Side BMW o più moderne macchine con motore Suzuki 1100.

SUPERMOTARD

Il 21 Aprile 2003 è la volta di una novità per il motociclismo reggiano, infatti, il nostro Moto Club organizza assieme al Moto Club Crostolo capitanato dall’instancabile Angelo Iotti la prima gara di supermotard a Reggio Emilia. Fu tracciato un circuito all’interno dell’aeroporto cittadino sfruttando le grandi superfici asfaltate utilizzate per le feste de l’Unità; uno sforzo organizzativo enorme: si trattava di allestire da zero e in modo temporaneo un motodromo che avesse tutte le caratteristiche di sicurezza necessarie sia per i piloti che per gli spettatori. Fu un successo inaspettato di corridori e di pubblico che accorse numerosissimo ad assistere a questa nuova e spettacolare disciplina su un percorso in parte asfaltato e in parte sterrato. Visto il successo ottenuto, la gara fu organizzata anche l’anno successivo (2004) valevole per il trofeo monomarca KTM.

I PRESIDENTI DEL MOTO CLUB REGGIANO DALLA FONDAZIONE A OGGI:

Dal 1921 al 1932: Cesare Iori Dal 1933 al 1934: Conte Vittorino Palazzi Dal 1935 al 1948: professor Emilio Bertacchi (in seguito Presidente onorario) Dal 1949 al 1953: Franco Rovacchi Dal 1954 al 1956: Cesare Iori Dal 1957 al 2002: Franco Rovacchi L’attuale presidente è Ugo Lodi

LE SEDI DEL MOTO CLUB REGGIANO DALLE ORIGINI A OGGI:

LA STORIA DELLA MOTO LOMBARDINI 350

La realizzazione della moto LOMBARDINI 350 è la storia di una fantastica avventura e la concretizzazione di un sogno di quattro giovani tecnici reggiani dotati di enorme passione, capacità tecniche e instancabile entusiasmo. I loro nomi: Ferruccio Franceschini, Tiziano Tampelloni, Romeo Bianchi e Dante Vezzani. È il 1974, la Scuderia LOMBARDINI MOTORI, già da anni presente sui campi di gara e famosa per i risultati ottenuti dai suoi piloti, sta attraversando un momento d’incertezza che potrebbe mettere in discussione il suo futuro. Con determinazione, quattro suoi dirigenti e tecnici, Tampelloni, Franceschini, Bianchi e Vezzani, manifestano al Cav. Rainero Lombardini, titolare della omonima ditta sponsor della Scuderia, e a Franco Rovacchi, Presidente del Moto Club Reggiano, l’intenzione di prendere in mano le sorti della Scuderia per proseguire l’attività agonistica utilizzando motociclette Yamaha 250 e 350 da affidare al pilota reggiano Luigi Torelli; a una condizione però, e questo è fondamentale e determinante, che parallelamente all’attività sportiva fosse dato inizio ala costruzione, ex-novo, di una motocicletta da Gran Premio ideata e concepita da Ferruccio Franceschini e Romeo Bianchi della quale erano già pronti i disegni costruttivi da loro stessi eseguiti; per partire mancavano solo i fondi necessari che potevano venire unicamente dalla LOMBARDINI MOTORI per volontà sportiva dei suoi titolari. Il Cavalier Lombardini, che già conosceva il valore dei quattro ragazzi, accettò. Poneva però a sua tutela che il progetto fosse visionato e approvato dagli ingegneri che ideavano i motori prodotti nella sua ditta, leader mondiale del settore dei propulsori agricolo-industriali. L’incontro/esame durò alcune ore, alla fine, però, gli ingegneri esaminatori dettero parere sfavorevole giudicando il progetto troppo ardito, ipotizzando numerose incognite che si sarebbero presentate per la sua realizzazione. Pur essendo questi dei valenti tecnici, erano sicuramente ancorati alla visione di una tecnica motoristica condizionata dalle necessità dei motori agricolo-industriali e sicuramente poco a conoscenza di tutta la tecnologia che gravitava attorno ai motori da corsa con elevate prestazioni, soprattutto a due tempi. Chi era presente alla riunione ricorda ancora con un po’ di ironico umorismo che alcune spiegazioni richieste erano sorprendentemente banali e non da esperti di motori da competizione. In un attimo tutto l’entusiasmo sembrò spegnersi, ma l’orgoglio colpito, l’impulsività e la convincente dialettica di Dante Vezzani (che pare non abbia lesinato alcune frasi al limite dell’offensivo) ribaltò la situazione e Rainero Lombardini, che da industriale d’altri tempi, probabilmente sapeva valutare le persone che aveva davanti, accettò la sfida e si dichiarò favorevole al finanziamento del progetto MOTO LOMBARDINI 350CC. Così facendo, volle premiare probabilmente l’entusiasmo che dava credibilità a questi ragazzi che a quel tempo avevano 25/26 anni. Erano i primi mesi del 1975 e l’obiettivo era stato raggiunto: si poteva quindi iniziare a lavorare. Il progetto, moderno e all’avanguardia, comprendeva la costruzione ex-novo dell’intera motocicletta con queste caratteristiche: Motore a due tempi cilindrata 350cc a tre cilindri fronte marcia Raffreddamento ad acqua esteso anche ai carter pompa del basamento (caratteristica questa che rendeva il motore estremamente innovativo; unita alla ridotta larghezza frontale di soli 33 centimetri, quando i più affermati motori giapponesi del momento non erano inferiori ai 50 centimetri, questo avrebbe consentito di dare alla motocicletta una ridottissima sezione frontale a tutto vantaggio della resistenza aerodinamica alle alte velocità, necessità questa ancora tanto sentita ai nostri giorni) Frizione a secco Cambio a sei marce Telaio in tubi a traliccio (formula adottata dopo alcuni anni dalla Ducati) Forcella anteriore costruita appositamente e non acquistata dal commercio di parti speciali per moto da competizione Carrozzeria: serbatoio, carenatura, sella codone e parafango anteriore di nuovo ed esclusivo disegno Acquistati sul mercato sarebbero stati solo i cerchi ruota (CAMPAGNOLO) e l’impianto frenante previsto con freni a disco SCARAB, ditta italiana che adottava una tecnologia della inglese Lockheed in quel periodo all’avanguardia nel settore. Dopo quattro anni di lavoro si arrivò finalmente al debutto che avvenne nel Marzo 1978 sul circuito di San Carlos in Venezuela in occasione della prima prova di campionato del mondo. Il pilota era Josè Cecotto che si presentò sulla linea di partenza con il 4° tempo conseguito nelle prove di qualificazione; la motocicletta era quindi competitiva e questo premiava i suoi progettisti e costruttori che avevano ben lavorato e visto giusto per le scelte tecniche adottate. Il sogno però di terminare la prima corsa si infranse quando a oltre metà gara si ruppe la frizione, forse l’organo meccanico dal quale meno si aspettavano problemi. Nonostante il ritiro, il solo fatto che alla prima gara la moto si fosse inserita con sicurezza tra tutte le rivali, consideriamo che stiamo parlando di campionato del mondo con la presenza di moto ufficiali tipo le Yamaha. Era chiaro che il progetto era valido e in quel momento competitivo. Purtroppo però la gestazione della moto era durata troppo tempo, il concepimento della moto era avvenuto 6 anni prima nel 1972 e ci si rese conto che sarebbe stato difficile rimanere competitivi contro le altre case che nel frattempo avevano costantemente evoluto e migliorato le loro motociclette; per di più si faceva sempre più insistente la voce che la Federazione Motociclistica Internazionale avrebbe abolito a medio termine la classe 350 cc (cosa che sarebbe poi avvenuta ufficialmente nel 1983. L’entusiasmo che animava questi ragazzi reggiani era però tale che l’avventura sarebbe dovuta proseguire; infatti i due tecnici, Bianchi e Franceschini, non rimasero con le mani in mano e si lanciarono nell’ambizioso progetto di una nuova motocicletta di 500 cc di cilindrata a 4 cilindri, sempre naturalmente a due tempi. La moto era completamente nuova ma teneva conto di tutta l’esperienza fatta con il 350 del quale manteneva la formula dei cilindri fronte marcia; soprattutto però era progettata per potersi evolvere facilmente fino alla cilindrata di 750 cc perché questa categoria destava sempre più interesse, prova ne sia che nel 1977 la F.M.I. aveva istituito ufficialmente il campionato del mondo di questa cilindrata. Il lavoro iniziò con la solita determinazione, fu costruito un nuovo telaio, furono fusi e lavorati i carter motore e completati diversi organi interni. Ma le difficoltà da superare cominciarono a farsi evidenti, primo tra tutti il lievitare dei costi dovendo ricorrere alle più avanzate e costose tecnologie per la costruzione dei componenti meccanici, condizione indispensabile per ottenere alla fine una moto meccanicamente sicura. A questo si aggiungeva che tutti i componenti lo staff lavoravano al progetto nel tempo libero, quindi la sera dopo il lavoro, sabato e se era necessario anche la domenica. Purtroppo a causa di questi non piccoli problemi la motocicletta non fu completata. Diversi anni dopo, e arriviamo al 2012, la grande passione e il desiderio mai sopito di vedere terminata la Lombardini 500/750 4 cilindri hanno fatto sì che il progetto sia stato ripreso; Ferruccio Franceschini e Tiziano Tampelloni assieme ad altri amici, si sono rimessi al lavoro e dopo avere recuperato quello che era stato fatto negli anni precedenti e costruito con i disegni che ancora possedevano quello che mancava stanno ora lavorando al completamento della motocicletta che sarà una 680 cc di cilindrata. Speriamo tutti di vederla finita e funzionante il prossimo anno (2016). A quel punto tutti i progetti delle Moto LOMBARDINI saranno completati a conclusione di una storia fatta di passione, capacità tecnica, tenacia e tantissimo senso dello sport. La Moto Lombardini 350 cc 3 cilindri è ora custodita nel Museo Salsapariglia di Bagnolo in Piano. La moto Lombardini 500 cc 3 cilindri, che fu un’evoluzione del 350 (maggiorandone solamente la cilindrata) è ora al museo Bariaschi di Guastalla. Piloti che si sono cimentati con la Moto Lombardini: José Cecotto , il reggiano Luigi Torelli, Victor Palomo, Mario Fiorentino, Prati Piestany (cecoslovacco) e il modenese Franco Bursi A.G.

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